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Convegno Confagricoltura sul ‘Fare impresa’
29/09/2011

 

IL PRESIDENTE GUIDI: “IN AGRICOLTURA CRESCITA CON IL FRENO TIRATO. PESANO I RITARDI STRUTTURALI DELLE IMPRESE
E DELLE POLITICHE DI MOBILITA’ FONDIARIA”  
 
 
“La necessità di terra è uno dei problemi più gravi ed urgenti per la competitività e l’efficienza delle imprese agricole”. Lo si è evidenziato nel convegno promosso dalle Federazioni di categoria della Confagricoltura (che rappresentano gli Affittuari Conduttori, i Proprietari conduttori in economia e in forme associative, le Imprese familiari) dedicato al ‘Fare impresa in agricoltura’.
 
La forte pressione competitiva ha indotto ad un rafforzamento delle unità produttive ma le dimensioni aziendali - ha ricordato Confagricoltura - sono lontani dal resto dell’Europa. Le imprese agricole nel 1990 avevano una superficie media di 5,6 ha, nel 2010 è di 7,9 ettari. Ma la situazione europea è molto diversa: la superficie media nell’Ue nel 1990 era di 11,7 ettari e nel 2007 era di 22 ettari ad azienda (in Italia 7,6 ettari). Un divario che si spiega anche con gli ordinamenti colturali più intensivi e che l’Italia comunque sta riducendo.
 
“Cresciamo con il freno tirato - ha commentato il presidente di Confagricoltura, chiudendo i lavori convegnistici -. Pesano i ritardi strutturali delle imprese e delle politiche pubbliche di mobilità fondiaria, aggravati dalle dinamiche di uno dei più importanti fattori produttivi, il credito agrario che non ha saputo venire incontro alle specificità ed ai bisogni dell’impresa agricola. Pesano anche le politiche sbagliate a livello europeo, come quella che ha separato pagamenti diretti e produzione che hanno creato una serie di squilibri e non favoriscono il dimensionamento competitivo delle imprese”.
 
“Fare impresa - ha proseguito Guidi - vuol dire favorire il miglioramento strutturale delle imprese agricole italiane, con la terra che rimane un fattore insostituibile per accrescere le dimensioni dell'azienda (anche grazie ad un mercato degli affitti che è uno degli strumenti più moderni a disposizione per questo fine) e, di conseguenza, per poter usufruire delle economie di scala necessarie per far fronte alla competitività. Ma ha un valore non indifferente, costantemente in crescita e insostenibile”.
 
Dalle relazioni dei docenti e degli esperti intervenuti al convegno di Confagricoltura si evince che, negli ultimi dieci anni, il prezzo della terra è aumentato all'incirca del 22% come media nazionale, con i vigneti che segnano, pur con variazioni abbastanza differenziate, la crescita maggiore (+28%), seguiti dai seminativi (+25%), mentre in coda si trovano i terreni investiti a frutteto, oliveto e prato-pascolo che incrementano i loro valori intorno al 7-10%.
 
“Non dimentichiamo ha precisato Guidi - che vi sono incrementi significativi dei valori dei terreni in quei settori in cui l’attività agricola offre opportunità di reddito”.
 
Per ampliare la dimensione fisica dell’azienda si fa ricorso sempre più all’uso di superfici in affitto (la SAU in affitto è cresciuta in dieci anni del 52,4%), ma non bastano a promuovere il miglioramento strutturale che è sempre più necessario all’agricoltura”.
 
Il presidente di Confagricoltura ha così proseguito: “Urgono politiche nazionali incisive ed efficaci per far ripartire la crescita in agricoltura. In particolare per agevolare il mercato fondiario, favorire l’accesso al credito, aumentare la dimensione economica delle imprese ed il ricambio generazionale; vanno individuati forme e modelli giuridici che incentivino l’aggregazione e l’integrazione delle imprese e la multifunzionalità”. Ed ha concluso: “A Bruxelles occorrerà impegnarsi molto di più sul fronte delle politiche per la competitività delle imprese e per l’aggregazione dell’offerta su cui ci attendiamo molto dalla prossima riforma della politica agricola comune. Anche se le premesse non sono certo delle migliori”.
 
 
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