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Riforma PAC, Guidi ai giovani di Confagricoltura: "tocca alle nuove generazioni sfamare il mondo, Bruxelles deve capire che le imprese hanno il dovere di produrre di più"
26/10/2012

 

“In Italia su 700mila imprese guidate da under 35, poco più di 60.000 sono quelle agricole. Se pur lieve, quest’anno registriamo un recupero delle nuove leve iscritte alle Camere di commercio, è un segnale della volontà di ritornare alla terra che va assolutamente colto perché l’agricoltura è la base su cui poggia la speranza di sfamare il mondo, adesso e nel futuro”. Lo ha detto Giorgio Guarneri, presidente dell’Anga Cremona, al convegno: ”Riforma Pac: le proposte della Commissione, le attese dei produttori e la politica dell’Unione Europea”, organizzato dai giovani di Confagricoltura in occasione della sessantasettesima edizione della fiera internazionale del bovino da latte.
Le aziende agricole condotte dagli under 35 si distinguono, nel panorama italiano prevalentemente caratterizzato da microimprese, come realtà consistenti per fatturato, dimensione e innovazioni di prodotto e processo. “L’invecchiamento del settore agricolo è la migliore dimostrazione delle opportunità potenziali per chi vorrebbe diventare imprenditore agricolo, a patto si agisca presto e concretamente per favorire l’ingresso e la permanenza di giovani – ha rimarcato Guarneri -. Bene aver inserito il pacchetto giovani nel primo Pilastro, ma non basta. Non servono ‘contentini’, ma interventi efficaci e realizzabili che possano dare sicurezza ai giovani in una logica di sviluppo e crescita per una reale sostenibilità economica dell’impresa, dell’Italia e dell’Europa”.
“I giovani sono il motore della crescita, da loro ci si attende impulsi propulsivi al rinnovamento. Ma devono essere messi nelle condizioni di operare – ha detto il presidente nazionale di Confagricoltura Mario Guidi -. Occorrono misure che riequilibrino la distribuzione del valore nella filiera, liberino le potenzialità e le capacità imprenditoriali, diano spazio ad una grande agricoltura di produzione e qualità, l’unica in grado di creare lavoro e contribuire alla crescita economica. Servono scelte precise a livello comunitario, ma anche nazionale, per orientare sempre di più i produttori al mercato. Va finalmente compreso – ha concluso - che produrre non è un tabù, come ci vuol far credere Bruxelles, ma una necessità per il futuro dell’Europa“.
 
 
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