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Nitrati, le evidenze scientifiche danno ragione all’agricoltura
10/12/2012

 

In occasione del workshop “'Il contributo delle analisi isotopiche allo studio della contaminazione da nitrati in pianura padana”, tenutosi lo scorso 7 dicembre presso la sede di Regione Lombardia, sono stati presentati i primi risultati di alcune ricerche scientifiche sulla presenza di nitrati nelle acque superficiali e di falda basate sull’utilizzo della geochimica isotopica, finalizzata ad individuare le origini delle contaminazioni.
 
I risultati delle ricerche hanno mostrato inequivocabilmente come l’attuale perimetrazione delle zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola non tenga conto delle interazioni tra colture, suolo ed acque ma solamente del carico zootecnico e dei dati di qualità, non considerando quindi le specificità territoriali e l’elevata capacità autodepurativa della fascia di bassa pianura connessa a marcati fenomeni naturali di denitrificazione. Inoltre, ove sussistono i maggiori problemi – e cioè nella fascia di alta pianura - il ruolo svolto dai comparti civile ed industriale è indubbiamente significativo, ciò soprattutto per quanto riguarda le acque superficiali.
 
All'incontro di studio, promosso dall'assessore all'Agricoltura della Regione Lombardia Giuseppe Elias, è intervenuto tra gli altri anche il direttore di Confagricoltura Lombardia Umberto Bertolasi, che ha avuto modo di segnalare come, alla luce di tali evidenze, una riperimetrazione delle zone vulnerabili sia ora assolutamente auspicabile.
 
“Il problema tuttavia è a questo punto il tempo – ha affermato il direttore Bertolasi - in quanto dal 2006 con il recepimento formale della Direttiva Nitrati – ma già ancora prima con la Legge Regionale 37/93 - le aziende hanno avviato, nei casi in cui è risultato percorribile, un difficoltoso processo di adeguamento.”
 
“E’ sempre stato evidente – ha proseguito il direttore Bertolasi - che l’imposizione a scala europea di limiti valevoli per territori e agricolture fortemente diversi tra loro rappresentasse un elemento di grande criticità, in quanto non si tengono in considerazione le specificità sia dei territori che delle tecniche agronomiche, nonché del peso effettivo delle origini delle contaminazioni. Con un approccio miope e non approfondito si rischia di compromettere la redditività delle aziende, fattore imprescindibile per consentire la compatibilità ambientale dell’agricoltura richiesta a più livelli dalle istituzioni.”
 

 

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa.

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