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Biotecnologie, Ogm e innovazione scientifica: opportunità per uno sviluppo sostenibile
14/11/2013

 

Milano, 14 novembre 2013 – Si è tenuto oggi, giovedì 14 novembre, al Parco Tecnologico Padano di Lodi, il convegno organizzato da Confagricoltura Lombardia sul tema: “Nutrire il pianeta, biotecnologie in agricoltura. Non solo OGM“.
 

Tutti gli intervenuti hanno voluto chiarire che con biotecnologie si intende un complesso di conoscenze, strumenti di indagine e tecnologie che hanno in comune l’approccio a livello biochimico molecolare ai meccanismi della vita. Non solo organismi geneticamente modificati (OGM), quindi, ma tecnologie che determinano un legame sempre più stretto tra agricoltura e scienza e che sembrano ormai imprescindibili per affrontare la sfida della crescita di produttività del settore agricolo, balzata ai primi posti dell’agenda politica dei governi. Sia i paesi sviluppati sia quelli in via di sviluppo hanno sempre più la necessità di incrementare produttività e sicurezza di approvvigionamento, ma di minimizzare nel contempo gli impatti sull’ambiente.

 

Attraverso la genomica oggi è possibile caratterizzare in modo univoco gli organismi viventi, confermare l’origine e la tipicità di un prodotto, così come certificarne la salubrità, dando un forte contributo alla sicurezza alimentare e una garanzia in più per la certificazione del made in Italy nel mondo. Tutto ciò conferma anche in Italia il grande contributo in termini di  innovazione, sostenibilità e competitività che le biotecnologie possono dare alla filiera agroalimentare.

 

«Confagricoltura Lombardia intende affermare la necessità di aprire su questo tema un confronto aperto e diretto, basato su precise argomentazioni di carattere scientifico, agronomico ed economico» – ha dichiarato Antonio Boselli, Presidente di Confagricoltura Lombardia. «La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono strumenti fondamentali per lo sviluppo futuro del comparto agricolo, un cui utilizzo responsabile e consapevole può portare benefici non solo agli operatori del nostro settore, ma all’intera collettività in termini di sicurezza alimentare e di sostenibilità ambientale. Non dimentichiamo che ciò che noi oggi chiamiamo tradizione è stata innovazione per i nostri padri.» – conclude Boselli.

 

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Antonio Boselli – Presidente Confagricoltura Lombardia

Esempio del paradosso in cui si trova il mercato italiano è quello delle coltivazioni di mais, coltura strategica per l’agricoltura lombarda. La produzione è sostanzialmente bloccata allo stesso livello da circa un decennio. Al contrario, negli Stati Uniti, le rese hanno fatto registrare un forte incremento, superando quelle italiane e ribaltando così il primato del nostro Paese per capacità produttiva. Una variazione che è certamente da porsi in correlazione all’utilizzo degli OGM negli USA. Risulta evidente il danno economico provocato da tale situazione che ci vede costretti ad aumentare le quote di commodities di produzione estera, spesso ottenute da coltivazioni OGM che, conseguentemente, entrano nella nostra filiera produttiva. Stesso vale per la coltivazione della soia. Fare uso delle biotecnologie aiuterebbe, in linea generale, a coniugare produttività e sostenibilità ambientale.

 

Gabriele Fontana – Assobiotec/Federchimica

Le colture geneticamente modificate non sono l’unica risposta, ma abbinate ad un uso mirato dei mezzi tecnici come agrofarmaci e fertilizzanti, permettono di massimizzare la produttività consentendo un utilizzo  più efficace ed efficiente delle risorse come suolo, acqua ed  energia, promuovendo un’agricoltura in grado di fare fronte in maniera sostenibile alla crescente domanda globale. Le biotecnologie offrono: sistemi diagnostici rapidi e precisi sulla salubrità degli alimenti; caratterizzazione delle produzioni in termini di provenienza ed autenticità; accelerazione dell’attività di selezione di nuove varietà; protezione delle piante da alcuni importanti parassiti; miglioramento del profilo nutrizionale degli alimenti; riduzione degli input energetici nelle attività agricole; praticabilità di tecniche conservative e sostenibili; coltivazione di piante geneticamente modificate e convenzionali in regime di coesistenza.

 

Marco Nardi – Assosementi

Il seme rappresenta il primo anello di ogni processo di produzione vegetale ed è alla base dei prodotti che ogni giorno arrivano sulla tavola dei consumatori o vengono destinati ad altre trasformazioni.  Ogni anno la ricerca è capace di mettere a disposizione dei coltivatori, ad esempio, tantissime nuove varietà di mais, con un elevatissimo grado di rinnovamento. Nel Catalogo comune a fine 2012, su poco meno di 20mila varietà di specie agrarie complessivamente iscritte, erano presenti 4mila 690 varietà di mais. La ricerca varietale è la chiave del reale progresso in agricoltura. Basti guardare ai risultati della ricerca sul mais negli ultimi 50 anni in termini di aumento di resa produttiva e qualità, resistenza genetica agli organismi nocivi ed alle malattie, maggiore adattabilità ai cambiamenti climatici e agli areali di coltivazione, a partire dalla produzione di varietà ibride e dallo sfruttamento del fenomeno dell’eterosi (cioè dell’aumentata vigoria rispetto al fenotipo dei genitori).

 

Emanuela Cappellazzo – Cargill

Il 2012 ha visto un decremento della produzione di cereali (-3%) e, data la rigidità dei consumi, si è tradotto in un deciso decremento degli stock finali (-8%). I maggiori problemi si sono verificati nei paesi dell’ex-URSS (Russia, Kazakistan, Ukraine) e nei paesi maggiori esportatori (Argentina, Brasile, Australia, US). Nel 2013 le produzioni sono ritornate invece a crescere (+8% rispetto al 2012 e +5% rispetto al 2011), con forti crescite della produzione nei paesi dell’ex-URSS. Arrivando all’UE, confrontando le rese nel mais di Italia, Francia (maggiore produttore UE) e Spagna, si nota come le curve di Francia e Italia siano sovrapponibili, mentre la Spagna dal 2003 ha cominciato un trend in deciso aumento. Nel 1998, infatti, la Spagna ha autorizzato le semine di mais OGM. Nel 2013 l’area dedicata a mais OGM in Spagna rappresenta il 32% del totale. Tenendo conto dei 4 maggiori cereali (mais, grano tenero, duro e orzo) l’Italia produce circa 16 mill MT contro un fabbisogno di circa 23 mill MT (di cui la metà circa per l’alimentazione animale). Inoltre ha bisogno di circa 1.5 mill MT di semi oleaginosi e di circa 2.5 mill MT di sfarinati proteici (per alimentazione animale). Nelle importazioni è evidente l’importanza che hanno avuto negli ultimi 5 anni Ungheria e Ucraina per il mais, Francia per il frumento. Invece  le importazioni  di farina di soia sono più stabili, con la prevalenza del Sud America. 

 

John Williams – Parco Tecnologico Padano 

 

La sfida della ricerca genomica è quella di riuscire a coniugare la crescente richiesta produttiva alla sostenibilità ambientale, senza perdere di vista la qualità delle materie prime coltivate. Grazie allo studio del DNA siamo in grado di mappare e identificare i caratteri che distinguono specie, razza, ecc. Tutte queste informazioni sono di estrema importanza anche nella tutela del consumatore, perché forniscono informazioni certe sulla qualità degli alimenti e ne certificano la provenienza. In termini generali, grazie alla mappatura DNA siamo in grado di garantire: salubrità, attraverso l’identificazione di eventuali agenti patogeni o allergenici; tracciabilità, identificando le specie e gli eventuali organismi geneticamente modificati; originalità, distinguendo le DOP dalle non DOP e identificando le eventuali frodi alimentari.

 

 

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