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La nostra ricetta per valorizzare il made in Italy
04/12/2013

Sono rimasto sconcertato dall’articolo apparso sul Sole 24 ore di oggi a firma di Lisa Ferrarini, presidente di Assica – afferma il presidente di Confagricoltura Lombardia Antonio Boselli – in cui, nonostante alcune considerazioni condivisibili di base si arriva a delle conclusioni fuorvianti che danneggiano l’immagine della agricoltura italiana e forniscono un’informazione distorta al consumatore. Articolo scritto, è bene precisare, come replica alla manifestazione di Coldiretti – afferma poi il presidente Boselli - al Brennero e a Reggio Emilia a difesa del vero made in Italy e in particolare della suinicoltura”.

 

Ha ragione Ferrarini quando afferma che, in un mondo sempre più globale, vogliamo attuare norme protezionistiche tout court sulle importazioni, ma si dimentica però che il made in Italy non è stato creato solo dall’industria di trasformazione, ma da tutta la filiera agroalimentare, partendo da un prodotto base sicuro e di qualità non paragonabile a quello degli altri Paesi e passando per tutti gli altri anelli prima di arrivare al consumatore finale. Gli scandali alimentari appartengono ad altri Paesi - batterio killer e scandali alla diossina-, abbiamo 10 volte i veterinari dei francesi, abbiamo disciplinari che ci impongono razioni alimentari per i suini costose, ma che hanno creato i nostri prosciutti DOP”.

 

Non usiamo giri di parole o frasi ipocrite – afferma il presidente di Confagricoltura Lombardia - i nostri animali da oltre 15 anni sono alimentati anche con prodotti (in particolare la soia ) OGM, ma non per questo la nostra qualità è venuta meno, anzi è sempre migliorata. Le innovazioni che abbiamo sempre introdotto sono servite a migliorare la qualità del prodotto e a cercare di diminuire quel deficit di produzione nazionale di cui si lamenta la Ferrarini. Gli agricoltori così come i trasformatori hanno sviluppato la capacità di scegliere i migliori alimenti e la migliori tecnologie al mondo per alimentare e far crescere i propri animali. È vero che l’Italia non produce abbastanza alimenti sia per il paese (70 % autoproduzione), sia per industria di trasformazione” – continua Boselli – “Il problema vero è che l’industria di trasformazione vuole vendere a prezzi di made in Italy (20% in più ) ma comprare le derrate agricole a prezzi europei: questo è il nocciolo della questione”.

 

Cara presidente Ferrarini, caro Moncalvo, presidente di Coldiretti – afferma poi il presidente Boselli - il made in Italy è un bene prezioso, che non possiamo minimamente pensare di danneggiare per le vostre dispute ideologiche e rappresenta un bene inestimabile per il paese e una locomotiva per il Paese. Il made in Italy funziona se tutta la filiera è unita e concorde nel valorizzare questa risorsa”.

 

Occorre fare rete tutti insieme, retribuire in maniera equa tutti gli anelli della filiera. Lotta alla contraffazione e alla concorrenza sleale: due fenomeni tra cui il confine è sottile e spesso non esiste del tutto. Etichettatura chiara su chi trasforma e sull’origine della materia prima: il Governo e il ministero delle Politiche Agricole devono fissare regole e paletti e aiutarci a internazionalizzare le nostre produzioni. Questa è la nostra ricetta”.

 

La sfida dei mercati globali, di un made in Italy sicuro, di qualità, a prezzi concorrenziali la vinciamo o la perdiamo tutti insieme – conclude il presidente di Confagricoltura Lombardia - Il commercio è ormai globale e non servono norme protezionistiche, ma tutti insieme dobbiamo lottare per riconquistare quei 60 miliardi di italian sounding che oggi subiamo, anche per la nostra incapacità di essere presenti in tanti mercati: milioni di persone vogliono mangiare made in Italy e noi dobbiamo fornirglielo”.

 

 

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa.

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