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Eventi e news 2016/L'agricoltura conservativa
Particolarmente interessante e d’attualità è risultato il convegno Agricoltura conservativa: risparmiamo l’ambiente che si è tenuto giovedì 4 febbraio presso la sala convegni Oriana Fallaci della palazzina ex scuole medie a Rivolta D’Adda. L’incontro (il penultimo dei sette della Fiera regionale di Sant’Apollonia dedicati al mondo zootecnico) è stato fortemente voluto dall’Anga di Cremona con la preziosa collaborazione del Dipartimento di scienze delle produzioni vegetali sostenibili, area di agronomia e biotecnologie vegetali, della sede di Piacenza e Cremona dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
L’obiettivo era quello di trattare un argomento ancora poco conosciuto ma comunque importante per il settore primario: con il termine “agricoltura conservativa”, infatti, si intende quel particolare modo di fare agricoltura che permette di coniugare una buona produttività con un consumo minimo dei terreni.
In particolare, l’attenzione è stata focalizzata sulla fertilità con un intervento dell’agronomo Vincenzo Tabaglio, docente all’università di Piacenza (Misure finalizzate al mantenimento della fertilità. Tecniche agronomiche per l’incremento delle produzioni e il contenimento dei costi), la riduzione della lavorazione dei terreni con il dottor Mauro Grandi, imprenditore agricolo pavese (Caratteristiche della minima lavorazione: attrezzature indicate per la realizzazione e tecniche di gestione dell’agrosistema conservativo), il PSR e l’agricoltura conservativa grazie all’approfondimento del dottor Andrea Fiorini, assistente di Tabaglio all’ateneo piacentino (Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 per la Regione Lombardia: misure agro-ambientali).
Riassumendo, si potrebbe quindi dire che il primo ha parlato dell’agricoltura conservativa e della minima lavorazione dei terreni da un punto di vista agronomico, il secondo ha spiegato al pubblico presente in sala i macchinari da utilizzare per praticare questo tipo di agricoltura mentre Fiorini si è concentrato sugli incentivi economici che l’Unione Europa riconosce per l’acquisto di attrezzature necessarie alla minima lavorazione dei terreni.
“Occorre del tempo per mettere in pratica l’agricoltura conservativa — è stato il commento di Vincenzo Tabaglio. — Né tutti i terreni sono adatti a essere lavorati in questa maniera ma le differenze di resa, soprattutto se compariamo gli anni successivi al primo, sono notevolmente a favore della minima lavorazione”.
“Rispetto a quella tradizionale, l’agricoltura conservativa è fatta di particolari”
, è stato invece uno dei concetti chiave del discorso di Mauro Grandi, al cui intervento si è ricollegato anche quello dell’agronomo Andrea Fiorini: “Nel PSR 2007-2013 — ha sottolineato — solo cinque Regioni italiane tenevano conto dell’agricoltura conservativa mentre nel PSR 2014-2020 si è arrivati a quota quindici”.
Il convegno è stato introdotto dal presidente dell’ANGA provinciale, Alda Dalledonne che ha chiarito la necessità di fornire agli addetti ai lavori una panoramica esaustiva su temi di cui poco si parla e spesso in maniera non precisa, mentre è stato moderato da Ildebrando Bonacini della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi.
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