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L’esercizio della pratica agricola accompagna la storia dell’umanità sin dalla notte dei tempi, data la sua funzione – non surrogabile in alcun modo - di fonte primaria degli alimenti necessari per il sostentamento degli esseri umani.
Ripercorrendo a ritroso l’evoluzione dell’attività agricola, è facile evidenziare come, nel corso dei secoli, si sia consolidata una precisa tendenza al raggiungimento di produzioni più elevate, di caratteristiche qualitative e nutrizionali migliori e di maggior resistenza alle diverse avversità naturali che da sempre rappresentano un potenziale fattore di rischio per le produzioni agricole.
Obiettivi perseguiti certamente anche attraverso lo sviluppo di tecniche agronomiche più efficienti ed un utilizzo sempre più mirato dei diversi fattori di produzione, ma per il cui raggiungimento un ruolo fondamentale è stato svolto dal progressivo miglioramento genetico delle specie vegetali coltivate e delle razze animali oggetto dell’attività di allevamento.

 

 

 

 
L’attività di miglioramento genetico, condotta per secoli per via empirica, ha avuto una fortissima accelerazione nel corso degli ultimi decenni, in relazione ad una conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi di trasmissione dei caratteri ereditari e al conseguente sviluppo di tecniche utili ad un’applicazione pratica delle conoscenze acquisite.
Un processo che determina un legame sempre più stretto tra agricoltura e scienza, in un contesto in cui la ricerca e l’innovazione rappresentano uno strumento fondamentale per il presente e, ancor più, per il futuro del comparto agricolo.
Il settore della genomica rappresenta quindi un ambito estremamente articolato ed in continua evoluzione, nel cui contesto convivono differenti linee di ricerca e differenti tecniche che possano trovare un’applicazione proficua in campo agricolo e zootecnico.
È certamente evidente come gli Organismi Geneticamente Modificati - di fatto la principale innovazione che abbia interessato il comparto agricolo negli ultimi vent’anni – rappresentino l’aspetto più noto e visibile di questo ambito della ricerca scientifica: la discussione al loro riguardo ha però assunto nel nostro Paese i connotati di una contrapposizione ideologica, che ha portato ad una chiusura pregiudiziale verso queste varietà frutto della più avanzata ricerca genetica.
Confagricoltura Lombardia intende affermare la necessità di aprire su questo tema un confronto aperto e diretto, basato su precise argomentazioni di carattere scientifico, agronomico ed economico, nella convinzione che la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica rappresentano degli strumenti fondamentali per lo sviluppo futuro del comparto agricolo, un cui utilizzo responsabile e consapevole può portare benefici non solo agli operatori del nostro settore, ma all’intera collettività in termini di sicurezza alimentare e di sostenibilità ambientale.
Da un punto di vista produttivo, risulta evidente come le rese per unità di superficie del mais, coltura strategica per l’agricoltura lombarda anche in funzione del suo utilizzo ai fini dell’alimentazione zootecnica, siano sostanzialmente bloccate allo stesso livello da circa un decennio.
Un fenomeno che evidentemente rappresenta un aspetto negativo, anche in relazione alla progressiva diminuzione della superficie agricola a causa del consumo del suolo, determinando una progressiva riduzione della quota di autoapprovvigionamento rispetto al fabbisogno di mais della nostra zootecnia e un conseguente aumento delle produzioni.
Al contrario, negli Stati Uniti le rese, nello stesso periodo di tempo, hanno fatto registrare un forte incremento, superando quelle riscontrate in Italia e ribaltando così la precedente situazione che vedeva primeggiare il nostro Paese per la sua capacità produttiva.
Una variazione che è certamente da porsi in correlazione all’utilizzo degli OGM negli USA, tanto più se si considera il fatto che l’attività di miglioramento genetico da parte delle industri sementiere si è concentrata in via quasi esclusiva sugli Organismi Geneticamente Modificati.
Risulta evidente quindi il danno economico provocato da tale situazione al nostro comparto agricolo, impossibilitato ad aumentare la propria produzione e costretto quindi a far fronte ai propri fabbisogni attraverso l’importazione di crescenti quote di commodities di produzione estera, paradossalmente spesso ottenute da coltivazioni OGM che conseguentemente entrano comunque nella nostra filiera produttiva.
Un fenomeno, questo, che risulta particolarmente evidente nel caso della soia utilizzata ai fini dell’alimentazione degli animali di allevamento, per cui la quota di importazione – interamente derivante, nei fatti, da colture OGM – è fortemente preponderante rispetto alla produzione nazionale
Un tema di particolare importanza, ai fini della produzione agricola, è senz’altro rappresentato dalla protezione delle colture dagli insetti patogeni e dalle malattia crittogamiche che possono causare forti perdite della produzione o, quantomeno, un loro scadimento qualitativo che, in alcuni casi, ne rende impossibile l’utilizzo ai fini dell’alimentazione animale od umana.
Difesa delle colture che, nel corso degli ultimi decenni, è stata realizzata attraverso un utilizzo sempre più mirato e responsabile dei fitofarmaci, teso a coniugare la massima efficienza economica ad un impatto ambientale sempre minore.
Un percorso non sempre semplice: basti pensare ai provvedimenti normativi che negli ultimi anni hanno impedito la concia delle sementi di mais con i principi attivi appartenenti al gruppo dei neonicotinoidi, privando così gli agricoltori di uno strumento di difesa consolidato per la coltura e ponendoli nelle condizioni di dover intervenire con altri trattamenti chimici, certamente più dispendiosi ed impattanti a livello ambientale.
A fronte della necessità di difendere le colture al fine di evitare perdite di produzione che gravano – direttamente o indirettamente – sulle aziende agricole, la ricerca genetica potrebbe offrire la possibilità di selezionare varietà resistenti ai diversi attacchi parassitari e crittogamici, eliminando così la l’esigenza di ricorrere a trattamenti fitosanitari con positive ricadute in termini economici, gestionali ed ambientali.
In virtù di tali considerazioni, Confagricoltura Lombardia ribadisce quindi la necessità di un confronto aperto sul tema delle biotecnologie e dell’innovazione in agricoltura, basato su rigorose argomentazioni di carattere scientifico e non condizionato da pregiudizi ideologici, con l’obiettivo di un utilizzo responsabile e consapevole delle opportunità che la ricerca può garantire, nell’interesse non solo del comparto agricolo e dei suoi operatori, ma dell’intera collettività.
 
 
 
 
aggiornato a novembre 2013
 
 
 

 

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