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Approfondimenti/Riforma della PAC

 

Il processo di riforma della Politica Agricola Comunitaria, dopo il raggiungimento dell’accordo politico tra gli Stati membri avvenuto nello scorso mese di giugno, sta per entrare nella sua fase attuativa a livello nazionale.
L’impianto generale della nuova PAC demanda infatti ai singoli Stati una serie di decisioni, all’interno delle opzioni previste dai regolamenti europei in fase di pubblicazione, riguardo un numero piuttosto ampio di scelte applicative.
Aldilà del loro numero, è però fondamentale sottolineare come alcune delle scelte in oggetto riguardino aspetti di importanza strategica, con la conseguenza che le decisioni assunte a livello nazionale potranno influenzare in maniera determinante l’impatto della nuova PAC sul comparto agricolo italiano e sulle singole aziende.
In previsione del negoziato nel nostro contesto nazionale, la Federazione regionale della Lombardia desidera esprimere le sue valutazioni di massima riguardo le questioni di maggior rilevanza che saranno oggetto di discussione.
Come premessa di carattere generale, si ritiene necessario che la discussione sull’applicazione del nuovo regime dei Pagamenti Diretti e sull’attuazione della nuova Programmazione Rurale avvenga in maniera coordinata, al fine di armonizzare gli interventi previsti per i singoli comparti produttivi nell’ambito dei due diversi Pilastri della Politica Agricola Comunitaria.
Obiettivo fondamentale è quello di mantenere i premi PAC su un livello simile a quelli attualmente erogati e conseguentemente si ritiene prioritario che il budget assegnato alla Lombardia non subisca decurtazioni eccessive rispetto alla situazione attuale.
Un’esigenza che trova le proprie motivazioni nella rilevanza che i finanziamenti della PAC rivestono ai fini della formazione del reddito delle aziende agricole e nella condizione di persistente crisi economica che caratterizza il nostro comparto agricolo e che risulta ancor più accentuata dal fatto che, sulla base degli indirizzi emersi, i settori che maggiormente potrebbero risentire del taglio di risorse sopra richiamato risultano essere il comparto zootecnico e la risicoltura, ovvero filiere agricole di particolare importanza nel contesto regionale lombardo.
In quest’ottica, sarà quindi fondamentale anche evitare ogni trasferimento di risorse dal Primo Pilastro allo Sviluppo Rurale, al fine di impedire l’ulteriore impoverimento del budget disponibile per il sostegno diretto delle aziende.
Entrando nel merito degli argomenti oggetto di discussione, in riferimento al regime dei Pagamenti Diretti Confagricoltura Lombardia concorda sui seguenti punti
-        regionalizzazione: si ritiene opportuno operare una regionalizzazione dei pagamenti basata sull’area amministrativa e prevedendo, all’interno del territorio regionale, un pagamento differenziato in funzione delle aree altimetriche.
In particolar modo, si ritiene necessaria la definizione di contributi di importo di diversa entità – con valori massimi in pianura e minimi in montagna (per la quale è comunque previsto un meccanismo di indennità compensativa) – allo scopo di evitare una concentrazione di risorse nelle aree montane che potrebbe portare ad un accentuato utilizzo delle superfici agricole di tale porzione del territorio regionale da parte di aziende agricole di pianura, generalmente meglio strutturate e più competitive.
Una situazione che causerebbe degli effetti distorsivi riguardo l’esercizio l’attività agricola in quei territori a svantaggio delle aziende locali e, in più in generale, dell’economia di quelle aree;
-        convergenza: al fine di limitare l’impatto sulle aziende e attenuare l’effetto negativo sul loro assetto economico che potrebbe derivare dalla consistente riduzione dei contributi che si verificherebbe nel caso di una loro convergenza immediata verso un importo unitario senza alcun vincolo sull’entità della loro diminuzione, si ritiene opportuno applicare il meccanismo, previsto a livello comunitario, della convergenza parziale in maniera tale che i premi erogati nel 2019 alle singole aziende risultino inferiori in misura massima del 30 % rispetto al valore percepito nel 2014;
-        stratificazione: relativamente alle tre componenti obbligatorie (base, greening e giovani) si richiede che l’applicazione del regime riservato ai giovani agricoltori venga attivato nella misura massima prevista dalle norme comunitarie (2 % del massimale nazionale), mentre per le misure di inverdimento è fondamentale prevederne un’applicazione che riduca il suo impatto negativo sulle aziende.
In particolare, si ritiene opportuno che tutte le superfici investite con colture destinate all’alimentazione animale vengano considerate come rispondenti agli impegni del greening.
Si auspica l’attivazione del pagamento riservato alle zone con svantaggi naturali (aree a parco, ZPS, ecc.) attraverso una sua attuazione che possa fornire un reale sostegno a compensazione dei maggiori oneri che le aziende agricole che operano in tali aree devono sostenere nell’esercizio della loro attività.
Non si ritiene invece opportuna l’attivazione della componente redistributiva dei Pagamenti Diretti.
Per quanto concerne i premi accoppiati, si ritiene opportuna la loro attivazione, a condizione che vengano individuati precisi e circoscritti settori di intervento, prevedendo meccanismi di finanziamento che consentano un reale sostegno alle aziende ed evitino una dispersione a pioggia delle risorse disponibili;
-        ammissione al pagamento: in merito alla possibilità di ampliare le superfici ammesse ai Pagamenti Diretti, si ritiene opportuno mantenere l’esclusione delle superfici destinate a vigneto, garantendo a tale comparto il necessario sostegno attraverso le misure della specifica Organizzazione Comune di Mercato;
-        agricoltore attivo: al fine della definizione di tale figura, unica possibile destinataria dei premi PAC, si ritiene opportuno fare riferimento all’iscrizione alla Camera di Commercio, considerando come “agricoltori attivi” le aziende iscritte nell’apposita sezione che non si avvalgono della possibile esenzione dalla tenuta della contabilità IVA;
-        soglia minima del premio: al fine di evitare una dispersione delle risorse, si ritiene opportuno adottare il valore massimo previsto dalle norme comunitarie di 400 euro.
In relazione allo Sviluppo Rurale, si ritiene come esso debba rappresentare lo strumento fondamentale per sostenere la competitività economica e produttiva delle aziende.
Tali obiettivi possono essere realizzati attraverso un processo di progressiva e costante innovazione, che trova il proprio necessario presupposto nell’attività di ricerca e si completa attraverso il trasferimento e l’introduzione nel contesto aziendale delle conoscenze così raggiunte, anche attraverso percorsi di consulenza mirata a favore delle aziende agricole.
Fondamentale sarà quindi garantire un forte sostegno all’ammodernamento aziendale, in relazione alla propensione all’investimento delle aziende agricole lombarde anche nell’attuale contesto economico negativo.
Altrettanto importante sarà garantire un adeguato sostegno all’insediamento in azienda dei giovani agricoltori, al fine di favorire un processo di avvicendamento generazionale nel nostro comparto.
Riguardo le misure di natura ambientale, è fondamentale affermare il principio che le aziende agricole rappresentino una presenza irrinunciabile ai fini della salvaguardia del territorio e come molti ambienti naturaliformi siano in realtà il prodotto dell’azione dell’uomo e dell’agricoltura in particolare.
Occorre quindi coniugare in maniera virtuosa gli obiettivi della sostenibilità ambientale a quelli della competitività, evitando l’applicazione di eccessivi vincoli alla pratica agricola nelle aree di particolare interesse ambientale.
Da un punto di vista operativo, alla luce dell’andamento dei precedenti periodi di programmazione rurale, si ritiene opportuna l’attivazione di Programmi nazionali di sostegno per i singoli comparti, allo scopo di garantire un utilizzo più razionale dei fondi assegnati al nostro Paese e di evitare il rischio del loro disimpegno.
In alternativa a tale soluzione, risulterebbe fondamentale l’elaborazione, da parte del Ministero delle Politiche Agricole, di linee guida inerenti gli interventi riservati ai singoli comparti produttivi, al fine di evitare i possibili effettivi distorsivi che potrebbero derivare dall’attivazione di interventi differenziati nell’ambito dei singoli Programmi di Sviluppo regionali.
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